La mamma

Piuttosto che rinnegare la nostra assoluta emancipazione dalla mentalità borghese delle nostre mamme preferiremmo vedere Marchesi trasformato in un negozio Nespresso, ma la verità è che il destino ultimo di ogni milanese come me è quello di arrivare ad assomigliare alla propria madre. In fondo cominciamo da giovani, sentendoci subito più a nostro agio con un pantalone tagliato giusto e delle ballerine scelte piuttosto che con una minigonna e una scarpa col plateau. Gli anni della ribellione e dei cambi a casa delle amiche più tamarre prima di andare a ballare lasciano presto spazio a passaggi strategici davanti alle vetrine della Pupi Solari.
La milanese alla domanda “Come stai?” risponde “Guarda, mia madre…”. Presenza costante nelle nostre vite, se non è fisicamente con noi vive nel nostro modo di camminare e ci guarda sorridendo da lontano quando ordiniamo un bicchiere di vino prima di pranzo. Accanto alla scuola (che è il tuo dovere), a 7 anni ti ha già insegnato che cos’è un tessuto Sanderson e prima dei 9 ti spiega come arredare con un pezzo DePadova.
La mamma milanese non esprime un giudizio su come sei vestita. Lei ti guarda, e questo è sufficiente a farti andare a cambiare e, in casi particolari, anche a farti rifare lo shampoo.
Ti porta a visitare mostre e musei perché ci vuole andare lei, non perché “i bambini devono apprezzare la cultura”, poi se assorbi qualcosa allora bene non dovrà cacciarti di casa prima del previsto.
Quando ti chiede informazioni su quello con cui stai uscendo, in realtà lo fa per vedere se menti perché anche se questo ha vissuto metà della sua esistenza in un’isola del Pacifico, lei sicuramente avrà individuato un collegamento con qualche vicino di casa/conoscente/notaio/avvocato che le consentirà di sapere se questo è un fancazzista che eliminerai entro l’estate o l’affermato uomo in carriera con quattro cognomi che porterà a Capalbio te e i vostri figli. In ogni caso lo definirà “il martire”. “Come sta il martire?”.
A parte gli scherzi, la mamma milanese, oltre a indagare sulla tua vita privata, legge, si informa, discute, organizza, amministra, lavora e viaggia. Anche tutto contemporaneamente. Lo fa, inforcando l’occhiale colorato e in mattinate speciali anche concedendosi un cappuccio da Leonardo.
Fa tutto senza avere bisogno di un uomo accanto per riuscirci.
Vietato “zitellare”. Vietato lagnarsi. Assolutamente vietato “cercare” qualcuno. Assolutamente consigliato un Martini al tramonto per godersi la pausa tra una relazione e l’altra.
Una mamma così ti insegna a bastarti. Esiste qualcosa di più autenticamente educativo di questo per una giovane fanciulla?

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