Se la passione non va più di moda

Finita la fashion week, Milano torna ai suoi ritmi ed io torno alle mie considerazioni, e a interrogarmi su questioni che mi stanno un tantino più a cuore del discusso ritorno del tacco a rocchetto nelle collezioni della Spring Summer 2018.

Non rifletto spesso sulla mia situazione sentimentale (e questo spiega molte cose) ma se ci penso sono ormai anni che posso definirmi single e devo dire che ho sempre vissuto la mia situazione con una certa tranquillità. Consapevole della mia età anagrafica e del mio carattere di merda, da sempre penso di non far parte di una coppia semplicemente perché la mia strada non ha ancora incrociato quella della persona giusta per me. E con persona giusta per me si intende un essere umano molto paziente. So perfettamente di non essere una ragazza semplice da avvicinare. Sono io, lo ammetto, la prima ad allontanare da me chi non penso mi possa interessare. Sono io, lo ammetto, la prima ad allontanare da me chi penso potrebbe interessarmi ma ritengo, anche inconsciamente, debba essere prima messo alla prova.

Sbaglio ad essere così dura? Forse sì. Ma quello che mi lascia perplessa è trovarmi davanti a uomini di 25, 30, 40 anni che di fronte a un “no” girano le spalle, che leggendo un messaggio intelligente hanno bisogno di sei lunghe ore d’effetto per rispondere (perché non è una scelta meditata è che hanno bisogno di un consulto con gli amici, i colleghi, la mamma e devono scriverla in brutta un paio di volte prima di spedirla, la risposta). Uomini che terrorizzati dai possibili no, fanno a gara con te a chi-frega-meno-di-vedere-l’altro senza sapere che tu sei campionessa olimpica. Uomini che pensano che le loro attenzioni siano una grazia da dispensare con sufficienza a chi è “alla loro altezza”. Quelli che ti chiedono di “raggiungerli” – cosa sono io una Domino’s Pizza?-, quelli che sanno se ti vogliono vedere solo cinque minuti prima. La verità è che non gli piaci abbastanza? A volte la verità è che lui è troppo occupato a guardarsi allo specchio.

Sbaglio sicuramente ma mentre sbaglio mi chiedo dove siano finiti quei maschi che pur di portarsi a letto una donna si inventavano di saper fare i salti mortali, di avere una macchina, un cane, una bisnonna viva e di essere esperti di vino. Quei maschi che non avevano paura di un no. Quei maschi che di no te ne facevano dire quindici, per poi fregarti al sedicesimo. E che te lo facevano dire per poi magari lasciarti lì, a maledirti per aver ceduto.

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