7 canzoni indie a prova di milanese

Ci siamo, è il 2018 e tutto il mondo parla, anzi canta, con accento romano scazzato che manco al N’Ombra De Vin e un chitarrino in mano o l’autotune settato ad arte.

E che noia.

Non posso proprio esimermi dal proporre sette titoli Cotoletta approved per una tarda primavera indie ma pur sempre decorosa.

 

 

Baustelle

“Un romantico a Milano”

-Quasi centomila Montenegro e Bloody Mary, mocassini gialli e sentimenti chiaroscuri- Il classico dei classici, che sa dell’umidità dopo i primi temporali estivi e di aperitivi tra Mentana e Brera che (non) finiscono alle 3.

 

Viito

“Sei bella come Roma”

-…e stronza come Milano- cantano i Viito, due coinquilini romani solo d’adozione e quindi sprovvisti dell’irritante parlata piaciona alla Tommy Paradiso. Un inno da portarsi appresso tutta l’estate e da sbandierare come avvertimento ai forestieri in cerca di una tresca estiva.

 

Ex-Otago

“La nostra pelle”

-E scoprire che sei proprio tu la persona che ti ha fatto ridere di più, e scoprire che sei proprio tu la persona che ti ha fatto piangere di più- Belli, bravi e pure saggi questi genovesi che hanno fatto innamorare me e altre migliaia di sbarbine già ai tempi di MySpace.

 

Frah Quintale

“Si, Ah”

-Mi son detto giuro ora la chiamo sta già con un altro e che strano lei perfetta lui uno sfigato ingessato tipo Ferragamo- Che dire, la canzone che vorremmo ci dedicasse il bad-boy radical in giacca di renna quando ci vede uscire con l’avvocatino precisino di Piazza Borromeo ancora in abito Bardelli.

 

Cosmo

“Sei la mia città”

-È bello percorrere i sensi vietati guidando veloce con gli occhi bendati raggiungerti e dirti mi piaci, cazzo se mi piaci- il tutto con accento piemontesissimo (il ragazzo è di Ivrea). Un tuffo indietro a quando sospiravamo ascoltando Samuel e i Subsonica erano “un gruppo indipendente”.

 

Daniele Silvestri

“Ma che discorsi”

-Poi con quello che succede in una vita come questa forse è meglio se la strada non è proprio quella giusta- ebbene sì, prima della deriva pop anche il buon Daniele era un romanticone, uno di quelli da ascoltare in bicicletta mentre gioisci di esserti lasciato alle spalle il pezzo di tragitto col pavé.

 

“Amarsi Male”

-E tu amami come ameresti te se fossi me e viceversa, quindi male senza capire niente- aggiungerei “con un bad timing che neanche Di Maio” e abbiamo il mio inno.

 

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