Uomini da evitare: i depressi / La sindrome della psichiatra

E grazie al cazzo direte voi. Esiste un titolo più ovvio, una frase più vera e più scontata di quella che fa da titolo a questo post?

Forse, per voi fortunelle che state leggendo sdegnate, la risposta a questa domanda è un deciso pronunciato a pieni polmoni.

Ma non per me, che oggi in questa nuova puntata di Malattie Imbarazzanti mi accingo, con un taglio e una verve degni di Medicina33, ad esaminare la patologia di cui sono affetta dai tempi dell’asilo: la sindrome della psichiatra.

Sarà che la sindrome della crocerossina era troppo mainstream (e che lasciava quel 2%, quel bagliore di speranza, la possibilità che i comportamenti della crocerossina in questione potessero effettivamente far ripigliare il rincoglionito-paziente), sarà che gli occhiali mi sono sempre stati bene, sarà che ho sempre amato i blocchi rilegati, sarà che ho sempre desiderato una chaise-longue di Cassina.

Saranno tutte queste le cose che mi hanno portata a decidere che non mi serviva una laurea per intraprendere lo studio e il sostegno psicologico di soggetti trovati a cene con amici, nei pacchetti di patatine o al bancone del bar.

Il depresso si nasconde bene. A prima vista si mescola abilmente in mezzo a individui che affrontano la vita con serenità e anch’egli non sembra particolarmente soggetto a sbalzi d’umore, anzi, ad un primo sguardo, egli potrebbe sembrarvi un meraviglioso sostegno per quella che è la vostra precaria esistenza. Penserete anche che quel bel sorriso (sì, i depressi sorridono paraculamente quando vogliono, che coincide con quando gli fa comodo) sia un dono del destino, una ricompensa ai vostri sforzi e le vostre infinite attese. E invece sarà solo una pessima sorpresa.

Ma veniamo alla fenomenologia del depresso. Il depresso ti approccia con decisione, decide che vuole il tuo numero e lo ottiene chiedendolo senza vergogna e con fare piacione (abbiamo detto depresso e non timido, notare bene) a voi direttamente o, più spesso, all’amico comune che ve lo ha presentato -e che avete il diritto di depennare dalla vostra lista dei conoscenti benvoluti, di escludere dalla cerchia degli invitati al vostro compleanno e a cui potete augurare almeno una gastrite passeggera durante la sua prossima vacanza in barca-.

Il depresso ci tiene a dirti che “lui non è come gli altri”. Infatti lui a differenza degli altri prende delle goccine e ha degli sbalzi d’umore che tu non hai occasione di vantare neanche in sindrome premestruo, al concerto di Tiziano Ferro o ai saldi di Marni.

Al depresso non puoi fare battute sulla sua patologia, fingerà di non offendersi mentre in cuor suo appunterà parola per parola le vostre insensibili freddure. Ciò non lo priverà della possibilità di fare dell’ironia sul vostro essere isteriche in quanto donne, ca va sans dire.

Nell’atto della caccia, questi esemplari si mostrano spavaldi, decisi e disposti ad inseguire la loro vittima anche oltre alle sue prime resistenze davanti agli inviti fuori a cena e alle mancate risposte su Whatsapp. Spesso fanno pesare alla vittima queste sue prime titubanze, così da risultare dei piccoli gigioni dolci e interessati. Il depresso infatti appare da fuori come un cucciolo indifeso, un tenero animaletto fedele e voglioso di dare e ricevere coccole. E invece almeno un cane lo porti fuori a pisciare e poi ti ringrazia accogliendoti con entusiasmo ogni sera quando torni a casa.

Il depresso porta nell’80% dei casi la sua vittima a cedere, di solito attraverso qualche lettura di Schopenhauer e qualche commento su come in realtà solo lui a differenza di tutti i suoi coetanei residenti in città custodisca il segreto di come condurre una vita che abbia senso, che non sia patetica ma anzi colma del contenuto degli Adelphi che tiene sul comodino per appoggiarci il computer quando guarda Netflix.

E, un giorno, dopo che ti aveva accusata di non essere stata abbastanza dolce e carina nei confronti di quel patatone indifeso e infatuato che è lui, dopo che si è presentato a tua madre e dopo che ti ha proposto almeno un paio di volte di passare il weekend insieme, il depresso decide che ci ha ripensato. Notare bene, stiamo parlando di un depresso, non di un cretino: il furbo vedrà di liberarsi di voi solamente dopo che lo avrete aiutato a sbrigare (almeno) una mansione che non aveva sbatti di affrontare da solo.

E lo farà schiaffandoti in faccia la più odiosa delle frasi: “Scusa ma ho già i miei problemi”.

E quindi io sarei un problema?

Uno solo?

Detesto quando vengo così sottovalutata.

 

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