Barry’s Bootcamp – L’allenamento che ti cambia in 60 minuti

Dico la verità: lo scorso inverno l’ho trascorso disinteressandomi completamente della mia forma fisica, un po’ perché avevo altro a cui pensare un po’ perché, nonostante io faccia fatica ad accettarlo, nasco pigra e molto più incline ad esercitare la disciplina dell’aperitivo piuttosto che l’attività in palestra.

Ed è così che, dopo un inverno di serate più che altro alcoliche nelle quali ho coccolato il mio fegato fino a fargli raggiungere le dimensioni di quello di Keith Richards, mi sono ritrovata sul profilo Instagram di un marchio di costumi. Ed ho realizzato che molto probabilmente avrei dovuto provare ad indossarne uno a breve anche io. Io, con il mio sedere dovevo avevo letteralmente appoggiato prosecchini e pizzette per mesi e mesi. Non ero pronta. Era giugno (!!!) e non ero pronta.

Che fare? Cancellare le vacanze al mare e prenotare uno chalet in montagna? Troppo costoso -la liposuzione è stata scartata preventivamente sempre per motivi economici e per le tempistiche richieste- . Darmi una regolata e cercare di riparare i danni? Forse non è troppo tardi. (Sono pigra ma sono anche paraculamente molto ottimista quando mi conviene esserlo).

La mia preparazione, estremamente coatta, alla prova costume mi porta al Barry’s Bootcamp, palestra con format “a corsi” che il destino ha posizionato proprio davanti al mio ufficio e che il mio capo (sadico) ha voluto fosse il teatro di uno dei nostri team building.

Come funziona? Barry’s è organizzato per corsi e gli abbonamenti disponibili sono “open” oppure (io faccio così) si acquistano dei pacchetti di ingressi da spendere man mano quando si è più comodi.

Una volta acquisito un abbonamento o dei crediti si possono prenotare le lezioni, il cui “focus” è diverso a seconda dei giorni:

  • lunedì – ARMS & ABS
  • martedì – LEGS & BUTT
  • mercoledì – CHEST, BACK & ABS
  • giovedì – ABS
  • venerdì – FULL BODY
  • sabato – FULL BODY
  • domenica – FULL BODY

i miei preferiti sono il martedì e il giovedì, c’è la possibilità di scegliere anche a seconda dell’insegnante e se vi puzza la vita potete provare a farne una con Nico che non avrà pietà nel vedervi tornare a casa strisciando.

Arrivi in palestra, ti prepari in spogliatoio dribblando qualche modellina-influencer (per gli uomini: le lezioni -nello specifico quelle con focus chiappe- sono, come direste voi, “murate di figa”) e qualche milanesazza che doveva troppo provare questo allenamento che la Ludo e la Cochi hanno definito “top” per poi catapultarti giù per le scale ad attendere il tuo destino con la serenità di un condannato alla sedia elettrica. Dallo spogliatoio maschile ogni tanto si palesa qualche bonazzo, qualche banker che sotto l’abito nasconde la tartaruga ma anche tanti terronazzi-con-fascetta-cerchietto in cerca di redenzione dalle parmigiane della mamma.

Ad ogni persona è attribuita una postazione che può essere un treadmill (per i comuni mortali vecchia scuola tapis roulant) o una panchetta sul floor. Il vangelo del Barry’s vorrebbe che si partisse da tapis roulant ma nel caso delle classi con grande affluenza ci sono delle persone che partono dal floor. In alcuni casi è possibile non correre e fare solo esercizi sul floor per tutta la durata della lezione.

I muri della stanza sono completamente ricoperti di specchi, il che potrebbe spaventare le persone che come me credono sempre che il fenomeno di fianco a loro le stia fissando pensando quanto sono brutte, sfigate ma soprattutto incapaci a fare le cose. Ma il bello del Barry’s è che lo studio in cui ci si allena è buio, illuminato solamente da un’inquietante luce rossa che ti impedirebbe di riconoscere tua madre sul tapis roulant accanto a te e, scoprirai successivamente, che è troppo faticoso perché tu possa conservare delle energie non dico per prendere per il culo ma anche solo per accorgerti che nella stanza c’è qualcun altro oltre a te. Inutile porre eccessiva attenzione sulla scelta dell’outfit: non lo vedrà nessuno. Per la prima volta non mi vergogno ad allenarmi in top con la pancia fuori, al buio i rotoli si vedono meno e in movimento la pancia sembra quasi piatta.

L’istruttore, personal trainer, Barry o come vogliamo chiamarlo è provvisto di un microfono alla Ambra Angiolini e parla inglese con l’entusiasmo dolcemente eccessivo dei primi commessi di Abercrombie. Dal minuto uno Eather-Parisi-trainer ti incalza con indicazioni sulle velocità e le pendenze da impostare sul tapis roulant, andando dal jogging leggero allo sprint e non mancando di spronarti con entusiasmo (il bastardo ha uno schermo dove vede i nomi delle persone che si stanno allenando e la loro posizione, è un attimo -di solito dopo 5/6 lezioni- ed ecco che prende confidenza e ti punta urlando “Carlotta vai a 16 non a 14!” ma fa parte del gioco). Le prime volte la sensazione durante la corsa è quella di poter finire in un attimo in braccio al poverino che dietro di te sta facendo gli squat, ma con un po’ di pratica si impara a gestire anche la sensazione di impotenza nei confronti dell’attrezzo, se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque.

Il tutto è sostenuto dall’elemento portante dell’allenamento: la colonna sonora. Canzoni pop-dance con un pizzico di rap (ogni istruttore ha la sua playlist favorita) remixate all’ennesima potenza di modo da sostenerti soprattutto nel momento in cui cominci a non sentirti più le gambe. Ma c’è dell’altro: il volume e l’intensità della traccia vengono incrementati in concomitanza degli sprint e degli esercizi più intensi, andando a stimolare l’entusiasmo da tavolaro in discoteca che c’è dentro di ognuno di noi  e che con tanta attenzione avevamo nascosto nei meandri più zarri del nostro cuore. Entusiasmo che non vedeva l’ora di scatenarsi sulle note di David Guetta. Solo che invece della vodka a sto giro in mano abbiamo il Gatorade.

Completato il primo quarto d’ora di corsa, si scende dal tapis roulant per fare una sessione di esercizi sul floor -circa un minuto per ogni tipologia di esercizio-. Dopodiché si ripete tutto un’altra volta prima di trascinarsi su per le scale fino allo spogliatoio. Finisci distrutto, ma nella sala devono nebulizzare qualcosa di strano perché non riesci a uscire senza prenotare un’altra lezione. Due lezioni ogni sette giorni, un po’ di bestemmie, tanto fiatone ed eliminazione totale dell’alcol dalla mia dieta per due settimane mi hanno fatto perdere 4 chili in un mese e mi hanno concesso di avere un album di foto dell’estate 2018 che non comprendesse unicamente foto dalla vita in su.

Provare per credere.

 

PS: Ora ho un solo un desiderio da realizzare. Un Barry’s Bootcamp dove invece di Rihanna mettano Benny Benassi, Fargetta, Gigi Dag, Tommy Vee ma soprattutto gli EIFFEL 65. E alla luce di tutti i messaggi di sostegno che ho ricevuto (era ovviamente partita come una delle mie cazzate) chissà che non riesca a realizzarlo… Barry’s Boot-trash

PPS: se volete provare anche voi a risvegliare l’atleta tamarro che è in voi fino al 18 settembre se venite con me (o con qualcuno che frequenta già Barry’s) al prezzo di una lezione ne viene regalata una extra a voi e una alla persona con cui ci siete andati!

 

 

 

 

 

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